Comunicato Stampa - Decreto Sostegno: la soglia dei 5 milioni di fatturato per accedere ai contributi a fondo perduto penalizza le aziende di Ristorazione Collettiva e tutte quelle aziende labour-intensive che rischiano di sparire per sempre In evidenza

Milano, 8 marzo 2021. “Con il Decreto Sostegno il neo Governo si appresta ad approvare un provvedimento che per l’ennesima volta abbandona a se stessa la Ristorazione Collettiva, un settore che ha dovuto far fronte a una crisi senza precedenti - che ha generato nel 2020 un crollo di fatturato del 40% rispetto l’anno precedente (pari a 1,5 miliardi di euro) e che, con la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado previste dal DPCM del 2 marzo, rischia di sparire per sempre”.

È quanto denuncia Carlo Scarsciotti, Presidente di Angem, Associazione Nazionale delle Aziende della Ristorazione Collettiva qualora venisse confermata la decisione del nuovo meccanismo di accesso ai contributi a fondo perduto e che, nonostante l’eliminazione al riferimento ai Codici Ateco, destinerebbe le risorse alle sole imprese con fatturato fino a 5 milioni.

“Il Codice Ateco del settore delle mense era rientrato solo nel Decreto Ristori 4, ma sempre con il limite dei cinque milioni di euro di fatturato – continua Scarsciotti. Con questa soglia vengono tutelate le PMI manifatturiere, ma non si tiene conto del settore dei servizi ad alta intensità di manodopera. Tutte le aziende della Ristorazione Collettiva, anche le più piccole, hanno un fatturato annuo di oltre 5 milioni di euro e nessuna di esse potrà accedere ai fondi”.

Con il provvedimento del DPCM del 2 marzo che ha determinato la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado nelle Zone rosse e in quelle ad alta incidenza di contagi, prevedendo inoltre che sia a discrezione di Presidenti di Regioni, Sindaci o Prefetti applicare la stessa misura anchein altre Aree del Paese, il settore della ristorazione scolastica subirà inoltre un’ulteriore battuta d’arresto e metterà di nuovo in ginocchio un settore che nel periodo gennaio-agosto 2020 ha registrato una perdita di ricavi del 60% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (per un ammanco di circa 819 milioni di euro), ma che aveva comunque assicurato il servizio in settembre mettendo in sicurezza personale e studenti.

“Ci rendiamo conto dell’attuale emergenza e della preoccupazione dovuta alla velocità di contagio della variante inglese; allo stesso modo, l’Esecutivo deve rendersi conto dello stato di crisi che stanno attraversando le aziende di ristorazione collettiva, scolastica e aziendale in particolare”, conclude Scarsciotti.

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